Dal pomerio al confine metropolitano: un viaggio nei limiti di Roma

La storia di Roma è anche la storia dei suoi confini. Fin dalla fondazione, il limite ha avuto un valore simbolico, giuridico e culturale: definiva chi stava dentro e chi stava fuori, chi era romano e chi non lo era. Ripercorrere l’evoluzione del confine significa capire come è cambiata l’identità della città.

Il pomerio: il confine sacro dell’Urbe

Nell’antica Roma, il “pomerium” era il confine religioso della città, tracciato con ritualità e vietato all’ingresso di eserciti. Oltre questo limite, iniziava il territorio “non urbano”, pur spesso ancora controllato da Roma. Questo confine sacro segnava l’area della sovranità civile romana.

Dal Medioevo all’Unità d’Italia

Durante i secoli medievali e moderni, Roma era una città chiusa e centrata su sé stessa. I confini fisici, come le Mura Aureliane, e quelli politici, dettati dal potere papale, restavano rigidi. Dopo il 1870, con Roma capitale del Regno d’Italia, la città iniziò lentamente a espandersi, inglobando nuovi quartieri e sobborghi.

Il Novecento e l’espansione urbana

Nel XX secolo, con la crescita demografica e lo sviluppo urbanistico, Roma inizia a superare sé stessa. Le borgate, nate spesso ai margini o in aree rurali, diventarono parte della città, ma restarono simbolo di un confine sociale oltre che geografico.

La nascita della Città Metropolitana

Con la legge Delrio (n. 56/2014), Roma diventa formalmente una “Città Metropolitana”, ma il suo confine resta incerto. La città continua ad attrarre, a espandersi, e a svuotarsi: il confine non è più solo geografico, ma identitario, economico, simbolico.

E oggi?

Dove finisce davvero Roma? È ancora un comune? È una metropoli? È un’idea? Il progetto Il Confine di Roma nasce per esplorare queste domande, per raccontare una città che vive anche nei suoi margini, e che dai margini può forse ripartire.